
LA SUA DONNA FIERA E FORTE
TRA AUTOBIOGRAFIA E REALTA'
Non e' un mistero che l'esperienza autobiografica sia all'origine di ogni realizzazione artistica, anche della piu' singolare: un mistero e' semmai il modo del suo trasporsi, per effetto del "filtro" irripetibile che e' la sensibilita', e' la coscienza poetica di ciascun autore. C'e' una donna, nei racconti di Silvio D'Arzo che, pur non assommando afffatto le qualita' del "femminino" (ragazze e amori si affacciano solo negli scritti ultimi, incompiuti), ha unnn'intensita' di significazione cosi' inconsueta da invitare appunto a riflettere sulle sue possibili radici extraletterarie. Dico Zelinda Icci di "Casa d'altri", si': la vecchia dai pochi gesti desolatamente uniformi, dalle poche parole e dall'unico pensiero (morire "un po' prima", volontariamente, magari con la paterna benedizione del prete); ma dico anche la mobilissima Anna di "Penny Wirton e sua madre", pronta a sotterfugi e a colpi di scena, che non teme di opporsi all'intera societa' di Pictown pur di salvaguardare la serenita' e la fierezza del suo ragazzino inconsapevole. Due racconti elaborati entrambi (revisioni a parte) intorno al 1948, due passaggi e due donne che interpretano in modo complementare quanto divaricato un unico dramma, la fatica di vivere, prospettando la rinuncia totale, l'abdicazione nel primo caso e la risposta vitalistica nel secondo. Paesaggi rivissuti fondendo - nella sapiente contaminazione letteraria - memorie infantili, racconti materni e coscienza adulta. Montelice come Cerreto dell'Alpi, il paese da cui Rosalinda Comparoni si era da tempo allontanata quando, pia' vicina ai quarant'anni che ai trenta, mise al mondo in Reggio Emilia il suo unico filgioi senza padre. "Sette case. Sette case addossate e nient'altro... e uno stagno, e un canale, e montagne fin quanto ne vuoi", leggiamo in "Casa d'altri": D'Arzo certamente vide e "registro'" da piccolo il paese materno, evocato poi a rappresentare l'esilio in terra: un paese di confine, separato dalle vie di traffico, un canale di ampiezza insolita che, prima di buttarsi in una gola inattesamente aspra, attraversa da sempre le case e da sempre deve aver conosciuto braccia e ginocchia di lavandaie di ogni eta'. Accanto a questa desolazione, l'altra faccia, quella della societa' cittadina: Pictown come Reggio, che, infatti, pur camuffata stevensonianamente, occhieggia da numerosi segnali-spia e affiora, assai verosimile, negli imbarazzi dello scolaro Penny, malvisto per la sua irregolare - e povera condizione familiare. In entrambi i racconti la scelta del campo drammmatico e l'accensione del tono narrativo sono misurati sulla figura femminile. Perche' negare che D'Arzo vi fosse guidato dalla strettissima consuetudine di vita con Rosalinda, madre dalle imprevedibili risorse e, in quanto cristiana devota e praticante, donna spesso alle prese con la "regola" e con il bisogno di eccezione ?
Non possiamo che immaginare peripezie alla Wirton per spiegarci con quali mezzi Comparoni, autore gia' in libreria a quindici anni, superasse l'esame di maturita' a sedici (allievo privato nientemeno che di G.Zonta) per laurearsi a ventuno. E la corsa non finiva li': perche' questa madre eccezionale, non paga di vedere "sistemato" il figlio (D'Arzo era professore di ruolo nel '48), era non meno di lui ansiosa della sorte editoriale dei suoi scritti. Vigeva tra i due un legame affettivo cosi' stretto da poter sembrare pericolosamente oppressivo, se non fosse nota la virile liberta' di Ezio. Il destino volle che l'anziana madre gli sopravvivesse, restando sola al mondo proprio come Zelinda Icci, anche se e' vero che la sostennero con premurosa discrezione i numerosi amici del suo "indimenticabile figlio". Tra questi puo' figurare anche Enrico Vallecchi, che corrispose con lei non solo in vista dell'edizione del '60, ma anche per consentirle il conforto che essa, ritiratasi nel pensionato Bussetti (ancora una "casa d'altri"...) ne riceveva. "Come sa - scriveva all'editore nel '56 - vivo solo di cari ricordi... e temo sempre di morire prima di vedere pubblicati i libri di mio figlio". A volte sembra di incontrare, scorrendo le lettere, la voce di Zelinda: "...aspetto giorno per giorno la morte che mi liberi e che mi dia quella pace che in terra non potro' mai avere, glielo giuro che non ne posso piu'". Lontani chissa' quanto per lei i tempi di Cerreto e ormai anche quelli di quando, a Reggio, aspetava di gioire nell'ombra per i successi del figlio scrittore. Completamento del suo nome Linda Comparoni trascorse gli ultimi anni stanchi, cercando di favorirne almeno la sopravvivenza letteraria: "...mi basta che sia ricordato e che sia vivo nel pensiero di molti", questo voleva innanzitutto; e lo scrisse a Vallecchi il 6 febbraio 1956, giorno speciale: compleanno, una volta, di Ezio.
DOCUMENTI ITALIANI
Degani, 1952
Luti, 1952
Paul, 1953
Gigli, 1953
Falqui, 1953
Montale, 1954
Bevilacqua, 1959
Citati, 1961
Bruschi, 1961
Fornaciari, 1961
Bassani, 1971
Bertolucci, 1971
Klinkert, 1972
N.M , 1978
Bertolucci, 1978
Lagazzi, 1982
Luzi in Spadoni, 1989
P. Citati, 1995
Guatteri, 2001
Costanzi, 2001
Orlandini, 2001
Panzeri, 2002
Marchetti, 2002
Borgatti, 2002
Lucchetti, 2002
Briganti, 2002
Carnero, 2002
Siciliano 2004
Panzeri 2004
DOCUMENTI STRANIERI
Paul 1953
Citati 1954
Baragiola 1955
Klinkert 1972
Van Dooren 1981
Andries 1981
N.V. 1981
Nord 1982
Botsford 1994
P. Weekly 1995
Carnero 2000
TEATRO
A.L. Lenzi 1989
G.R. 16.3.1989 (1)
G.R. 16.3.1989 (2)
Affinati
Lagazzi