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Fulvio Panzeri, 2002

Avvenire, Mercoledi 30 Gennaio 2002

ANNIVERSARI Lo scrittore moriva 50 anni fa. I critici letterari ne hanno trascurato la dimensione religiosa .

"Silvio D'Arzo e il sacro "censurato"

A marzo una nuova edizione di "Casa d'altri", uno dei capolavori della narrativa italiana

Da sempre considerato un minore della letteratura italiana del Novecento, Silvio D'Arzo e' stato riscoperto proprio negli anni Ottanta e Novanta ed e' diventato una sorta di "nume tutelare" per la nuova narrativa italiana. Sono infatti molti gli scrittori che hanno "dialogato" con la grandezza di Silvio D'Arzo, cercando una risposta che non sarebbe venuta. Oltre al conterraneo Pier Vittorio Tondelli, accomunato dallo stesso destino di una vita breve, ma intensa, vanno segnalati anche Claudio Piersanti che a D'Arzo ha dedicato numerose ricerche, nonche' un omaggio narrativo, pubblicato proprio anni fa dal nostro quotidiano, in occasione della serie "Racconta il tuo Dio" e Eraldo Affinati, autore di una innovativa lettura dell'opera darziana e soprattutto di Casa d'altri, quel piccolo capolavoro con cui D'Arzo e' costretto a chiudere il suo viaggio letterario, non potendo dar corso a quel romanzo pensato e ipotizzato con titolo di Nostro lunedi'. Del resto Silvio D'Arzo, segna il percorso di alcuni tra gli scrittori piu' attenti allo scandaglio delle profondita' dell'animo umano, la cui esperienza si situa all'insegna di una moralita' della parola, di una religiosita' laica e inquieta.

Silvio D'Arzo e' lo pseudonimo di Ezio Comparoni, figlio naturale di una donna di Reggio Emilia e di padre ignoto, nato nel 1920 e morto di leucemia il 30 gennaio 1952, cosi' che proprio oggi cade il cinquantesimo anniversario della sua morte, un'occasione per rileggere la sua esperienza che risulta fondamentale nella storia letteraria italiana, oltre che per quel piccolo capolavoro che e' Casa d'altri, poco piu' di cinquanta pagine, rette da un'interrogazione metafisica sul valore dell'esistenza, anche per l'assoluto anticonformismo di D'Arzo rispetto alle tendenze letterarie del tempo in cui ha operato. Come molti "irregolari" (si veda ad esempio Carlo Linati) il suo interesse andava verso la letteratura anglosassone e sono notevoli i saggi raccolti in Contea Inglese e in pieno dopoguerra, quando in Italia, la tendenza imperante era quella del neorealismo, lui scrive con Casa d'altri un racconto dal forte sapore espressionista, in cui campeggiano due figure, un prete e una donna, entrambi vecchi, che sono emblemi della solitudine umana, corrosa in un paesaggio appenninico di poche case, in cui e' difficile sostenere il peso dell'esistenza, la bruciante ferita del dolore.

A porre la domanda cruciale in Casa d'altri e' la donna, Zelinda, che chiede al vecchio prete, un po' demotivato nel suo ministero, una dispensa per porre fine alla sua vita, non potendo piu' sopportare quella condizione di stenti che vede lei sola, con le sue capre, a invocare una pace, che non verra' o che comunque non e' possibile ritrovare. Il sacerdote non ha risposte convincenti per la donna e Silvio D'Arzo chiude il racconto lasciando un finale aperto. Anche se in una precedente versione aveva pensato all'episodio dell'annegata (ora ripreso nel n. 6 della rivista "Palazzo Sanvitale"), nella successive versioni il finale e' aperto su "un'assurda vecchia e su un assurdo prete", su "tutta un'assurda storia da un soldo", dove la donna resta sempre, immobile con i suoi stracci, sull'argine. Rimane questa meditazione sul valore dell'esistenza (la vecchia Zelinda si pone in parallelo alla giovane Mouchette di Bernanos) nella chiave di un cristianesimo aperto e inquieto.

Purtroppo pero' il tentativo di lettura di D'Arzo in questi anni e' stato di tipo puramente letterario e filologico teso in qualche modo a sminuire quel senso di profonda religiosita', di "tragedia teologica" come l'ebbe a definire Giorgio Manganelli, presente nel testo. Anche la filologia pero' puo' aiutare a ristabilirne il valore cristiano. Infatti l'edizione che e' stata pubblicata in questi anni, collezionata tra varie versioni lasciate da D'Arzo, ha tralasciato proprio i passaggi che indicano il testo come una vera e propria meditazione religiosa, privilegiandone un'impostazione laica. Lo afferma anche Alberto Bertoni nell'introduzione all'edizione critica di Casa d'altri, curata dal giovane studioso Stefano Costanzi, che verra' pubblicata agli inizi di marzo da Aragno.

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