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Giacomo Borgatti, 2002

Reporter, marzo 2002

"Silvio D'Arzo cinquant'anni fa"

Il 30 gennaio 2002 e' ricorso il cinquantesimo anniversario della morte del geniale scrittore reggiano che aveva scelto, come nome d'arte, Silvio D'Arzo: era nato, infatti, il 6 febbraio 1920 nella nostra citta' (la madre era Rosalinda Comparoni ma il padre e' rimasto ignoto all'anagrafe). Come a molti e' noto il suo vero nome era Ezio Comparoni che visse, prevalentemente, a Reggio Emilia, lontano dalla cultura dei grandi centri, pur avendo contatti col fiorentino Vallecchi che, nel 1942, gli pubblico' "All'insegna del "Buon Corsiero"" e fu, percio', il suo primo importante editore. Precoce narratore, gia' a quindici anni ebbe il suo esordio letterario con un volumetto di racconti ("Maschere-Racconti di paese e di citta'", Lanciano, Carabba, 1935) e un gruppo di liriche ("Luci e penombre", Milano, La Quercia , 1935) dati alle stampe con il parziale pseudonimo di Raffaele Comparoni. Nel 1946 appariva sul numero 29 della "Fiera Letteraria", con la firma di Oreste Nasi, una sua delicata lirica, che e' stata accostata al Pavese di "Mari del Sud", intitolata "canto d'amore del supplente Fleir-big".

Si e' detto che i suoi testi poetici hanno pochi precedenti e sono straordinariamente singolari; essi si presentano come traduzioni di altri autori (a volte lo sono). Lo scrittore, nel suo ultimo romanzo solo iniziato "Nostro lunedi'". Di ignoto del XX secolo", indica se stesso come un essere anonimo, "ignoto tra gli ignoti" (Anna Lenzi Luce) e prospetta il concetto della vita fatta di tanti lunedi' in quanto, finita la festa, l'uomo ritorna alla uniformita' dei "giorni uguali", ai pressanti impegni di lavoro e alla sua solitudine. D'Arzo si era laureato in lettere presso l'Universita' di Bologna; nell'immediato dopoguerra invio' alla rivista bolognese "Cronache" alcuni racconti.

Tra il 1945 e i 1946 fu collaboratore del periodico di Parma "Il Contemporaneo" diretto da Ugo Guanda, il quale (come scrive Pietro Bonfiglioli in "Palatina", Anno II, n.6, 1958) " era la sola rivista che, accogliendo l'esigenza democratica di una organizzazione decentrata della cultura, trasferisce, allora, senza diminuzioni e regressi, il dibattito nazionale nei centri minori". Nei suoi ultimi anni si era messo in contatto con il Circolo di "Paragone" a Firenze: in questa rivista trovarono accoglienza i suoi saggi piu' importanti sulla letteratura inglese e americana. Per quanto concerne la sua opera maggiore "Casa d'altri", scritta nel 1948, che era stata rifiutata da Einaudi, per voce di cesare Pavese, nel gennaio dello stesso anno, D'Arzo poté vedere soltanto la versione comparsa sulla rivista "L'illustrazione italiana" del luglio del 1948, col titolo "Io prete e la vecchia Zelinda" e lo pseudonimo di Sandro Nedi.
Solo dopo la sua morte, nell'autunno del 1952, "Casa d'altri" usci' su "Botteghe Oscure" (col sottoscritto "Racconto lungo") e fu, di nuovo, pubblicata in volumetto da "Sansoni" nel 1953.
E' nota, a questo proposito, la lusinghiera valutazione critica di Montale che parlo' di "racconto perfetto nel suo genere".
L'interesse per D'Arzo fu abbastanza intenso in questa occasione ma si spense ben presto per riprendere, poi, ma parecchi anni dopo.
Le opere dello scrittore, specialmente quelle degli ultimi anni, come e' stato, ormai quasi unanimamente, rilevato dalla critica, sono di notevole spessore culturale e artistico e superano, per cosi' dire, i limiti del contingente per assurgere a valori universali. Pietro Citati, nel 1961, con poche ma appropriate parole, ha fatto un ritratto psicologico della complessa personalita' dello scrittore che e' stato apprezzato e condiviso da chi e' accostato a lui, ha letto le sue opere e conosciuto il suo stile: "Nato a Reggio Emilia nel 1920, Silvio D'Arzo vi mori', di leucemia, quando non aveva ancora compiuto trentadue anni. Lui che si conosceva in ogni modo, mascherava il suo nome, detestava parlare di sé, avrebbe scritto che, nella sua vita, non erano accaduti altri fatti di rilievo. Gli era capitato di nascere e di morire, ecco tutto. Tra una data e l'altra aveva letto moltissimo".

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