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Camilla Guatteri, 2001

UNA STORIA COSI', COSI' DIVERTENTE, COSI' DRAMMATICA.

RECENSIONE DI "UNA STORIA COSI'", Ed. Diabasis

"Una storia cosi'" e' un racconto dai molteplici aspetti pedagogici, velati ad arte da un'apparente leggerezza e da una forte ironia, che, una volta finito di leggere, ci turba e ci lascia pieni di domande e inquetudine. Viene presentato come un'opera incompiuta, ma la sua fine improvvisa, drammatica, forse annunciata, non certo prevista, dice molto: la storia e' molto piacevole, e, nonostante alcuni fatti siano molto gravi, D'Arzo butta tutto sul ridere, o, meglio, sul sorridere, scrivendo magistralmente, con l'effetto della sorpresa e della sdrammatizzazione.
I personaggi sono un accostamento ormai classico, moderno ai tempi dell'autore: il direttore del collegio, obsoleto e rigido, che pretende di tenere sotto controllo le giovani menti dei ragazzi, il quale assume un povero maestro che, per potersi comprare una giacca, si mette a scrivere un romanzo nelle ore di lezione. Per tenere occupati i ragazzi, il maestro da' loro dei libri, temutissimi nemici del folle direttore. I libri, infatti, compiono cio' che lui ha sempre paventato: aprono le menti dei giovani studenti. Liberando la loro genialita', i personaggi dei libri vengono liberati dalle pagine polverose in cui erano rinchiusi da anni, mostrandosi in tutta la loro natura umana, non certo priva di difetti, e creando un'atmosfera fantastica degna del ben più moderno "Toy Story".
A questo punto, D'Arzo inserisce le prime preoccupazioni della storia: dove finiscono i personaggi quando iniziano a sparire misteriosamente? Per dare l'impressione di un normale "secondo copione", l'autore fa emergere dai personaggi superstiti nientepopodimeno che Sherlock Holmes: in questo modo, il lettore e' intimamente convinto che le sparizioni siano solo un pretesto, una gag in più, per inserire un nuovo protagonista letterario nel suo contesto ideale, e D'Arzo non lo smentisce di certo. Anzi, tenta di far sembrare la cosa ancora più spensierata aggiungendo elementi comici e fantastici, fino all'ultimo, quando il lettore inizia a rendersi conto che c'e' qualcosa che non va. Ci si scontra cosi' con la dura realta' comprendendo che il folle direttore li ha scoperti e li brucia selvaggiamente con i libri da cui provengono. Questa rivelazione risulta ancora più traumatica se si pensa che, durante il racconto, il direttore viene quasi dimenticato, visto non come un cattivo, ma come la bella trovata darziana di creare un personaggio squilibrato, paranoico al cubo e potenzialmente pericoloso, che, pero', fa piuttosto ridere. L'ironia che lo copriva all'inizio si dissolve totalmente con la tragica conclusione, mostrando il pazzo che vi si nascondeva.
Il lettore si rende conto di aver sempre saputo di cos'era capace, ma di aver pensato che si trattasse di una storia leggerotta e inverosimile, e che, in fondo, le azioni folli del direttore fossero innocue.
E i personaggi non vissero per sempre felici e contenti.

* Esiste un altro racconto intitolato "Una storia cosi'" dell'inizio degli anni '40, ripubblicato da i "Tascabili Bompiani" nella collana "I Delfini classici", a cura di Silvio Perrella. Anche questa e' una storia sospesa tra realta' e immaginario, ma in una realta' quasi metafisica, anche qui si parla di un professore, il professor Lidemo Gori, di un Liceo-ginnasio, che evade dal suo grigiore e sperimenta un mondo freddamente sereno di angeli, prima di scegliere di tornare nella "terra piccola e viva" che "sapit hominem".

** Il racconto "Una storia cosi'", degli anni '40, e' sospeso tra il giorno e la notte: in una sera placida, armoniosa ed elegante, accade il trapasso alla realta' metafisica degli angeli, il trapasso ad una notte inquietamente serena. Anche in questo racconto e' espresso quasi un disagio astioso per la presenza della notte: il professore "forse non si sarebbe sposato se non ci fosse stata la notte" a cui sopravvivere ogni volta. Il professore non amava la notte: come nessuno, del resto, a questo mondo (se volete far soffrire un vostro nemico, non pensate a mali complicati e inverosimili, ma augurategli soltanto una notte lunga, senz'alba). Oltre a questa sottolineatura ricorre, come in altri racconti, la distinzione tra le ombre simpatiche del giorno e le ombre ostili della notte. La connotazione della sera ritorna quasi sempre, in modi diversi o assai simili, nei racconti, spessissimo associata alla morte.

Camilla Guatteri, Studentessa della I A Liceo - Istituto "Silvio D'Arzo"

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