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Paolo Lagazzi 1982

In "Gazzetta di Parma" -30 gennaio 1982 (a 30 anni dalla morte)

"CASA D'ALTRI" O DELLA SUSPENSE

Nell'impossibilità, per parte mia, di celebrare in modo degno l'anniversario darziano, mi limitero' a una piccola nota - nemmeno nuova, in fondo, ma su tema forse ancora passibile di riflessione a sè.
Quanto, vorrei chiedere, le letture (ancora la maggior parte, no?) in chiave di attesa esistenziale o interiore, o di avvicinamento "pudico" fra anime eccetera (con relative, poche variabili), possono coprire per noi, oggi, il senso del tempo di "Casa d'altri"? In cui la straordinaria maestria registica di D'Arzo - nell'uso del ritardo e dell'accelerazione, del "ralenti" e del rilancio, eccetera - tende le sue più stregate (non solo dolenti) reti di discorso, sul batticuore di chi legge...
Riapriamo: "All'improvviso dal sentiero dei pascoli, ma ancora molto lontano, arrivo' l'abbaiare di un cane. Tutti alzammo la testa. E poi di due o di tre cani. La più vecchia prese il moccolo in mano e lentamente ando' ad aprir la finestra. Per un momento fummo tutti nel buio". Dove non è solo, o tanto, una semplice attesa umana quella che colora - subito - la pagina: ma una pura, quasi paurosa tensione (fra silenzi e fruscii, esterno e interno, luce e ombra, vita e morte): benchè subito, o quasi, contraddetta, negata ("Sono gli uomini che scendon dai pascoli, - mormoro' ritornando da noi, - e fra dieci minuti son qui").
Molti, del resto, saranno nel racconto i momenti - memorabili - in questo senso: dal primo apparire della vecchia al prete, una sera sul finire d'ottobre, "brutt'ora" (sorta di epifania inquietante, benchè subito spostata a una luce di tragica umanità, con relativo "understatement": "Padronissimi di riderci sopra [...] Sentii il cigolare di un carro" -, ma cioè anche, infine, da un'altra presenza umana - "Naturalmente era il sarto").
Il prevalere d'interpretazioni "realistiche" (o, ch'è forse lo stesso "interiori") per "Casa d'altri" ha impedito, fino a ieri (con qualche luminosa eccezione) di cogliere fino in fondo i momenti primi, di sospensione(o dissonanza, spostamento) del racconto: momenti che si sciolgono sempre, certo, o tendono sempre, parrebbe, a qualcosa - ma "lavorando" sempre, in filigrana sinuosa, il testo: caricandolo, infine, di un senso del tempo che non è solo o tanto (questo è il punto) "attesa", quanto, veramente, "suspense" (chi è laggiù? Chi è la vecchia? Quale il suo segreto? Cosa accadrà? Cosa porterà la notte?): nel senso, proprio (vorrei dire) del romanzo giallo - o perfino, a tratti, "nero" ("ghost story" allusa ed elusa, "Giro di vite" appenninica). Se è comunque possibile ipotizzare un "modello" segreto - veramente altro, trasgressivo - per "Casa d'altri", quale potrà mai essere se non (almeno in parte) questo? Nel senso - s'intende - di una tradizione, quella anglosassone, portata a sposare, da sempre, "plot" (giallo o nero, è quasi lo stesso ) a domanda religiosa o esistenziale (da James-Conrad a Greene, direi per D'Arzo): cioè capace, naturalmente, di vero mistero, di domande che nessuna spiegazione finale saprebbe mai esaurire (in quale "detective story" classica i conti tornano veramente?).
Il rilievo richiederebbe altre prove ? Mi basterebbe avere rinnovato un sospetto.

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