
"CASA D'ALTRI" O DELLA SUSPENSE
Nell'impossibilità, per parte mia, di celebrare in modo degno l'anniversario darziano, mi limitero' a una piccola nota - nemmeno nuova, in fondo, ma su tema forse ancora passibile di riflessione a sè.
Quanto, vorrei chiedere, le letture (ancora la maggior parte, no?) in chiave di attesa esistenziale o interiore, o di avvicinamento "pudico" fra anime eccetera (con relative, poche variabili), possono coprire per noi, oggi, il senso del tempo di "Casa d'altri"? In cui la straordinaria maestria registica di D'Arzo - nell'uso del ritardo e dell'accelerazione, del "ralenti" e del rilancio, eccetera - tende le sue più stregate (non solo dolenti) reti di discorso, sul batticuore di chi legge...
Riapriamo: "All'improvviso dal sentiero dei pascoli, ma ancora molto lontano, arrivo' l'abbaiare di un cane. Tutti alzammo la testa. E poi di due o di tre cani. La più vecchia prese il moccolo in mano e lentamente ando' ad aprir la finestra. Per un momento fummo tutti nel buio". Dove non è solo, o tanto, una semplice attesa umana quella che colora - subito - la pagina: ma una pura, quasi paurosa tensione (fra silenzi e fruscii, esterno e interno, luce e ombra, vita e morte): benchè subito, o quasi, contraddetta, negata ("Sono gli uomini che scendon dai pascoli, - mormoro' ritornando da noi, - e fra dieci minuti son qui").
Molti, del resto, saranno nel racconto i momenti - memorabili - in questo senso: dal primo apparire della vecchia al prete, una sera sul finire d'ottobre, "brutt'ora" (sorta di epifania inquietante, benchè subito spostata a una luce di tragica umanità, con relativo "understatement": "Padronissimi di riderci sopra [...] Sentii il cigolare di un carro" -, ma cioè anche, infine, da un'altra presenza umana - "Naturalmente era il sarto").
Il prevalere d'interpretazioni "realistiche" (o, ch'è forse lo stesso "interiori") per "Casa d'altri" ha impedito, fino a ieri (con qualche luminosa eccezione) di cogliere fino in fondo i momenti primi, di sospensione(o dissonanza, spostamento) del racconto: momenti che si sciolgono sempre, certo, o tendono sempre, parrebbe, a qualcosa - ma "lavorando" sempre, in filigrana sinuosa, il testo: caricandolo, infine, di un senso del tempo che non è solo o tanto (questo è il punto) "attesa", quanto, veramente, "suspense" (chi è laggiù? Chi è la vecchia? Quale il suo segreto? Cosa accadrà? Cosa porterà la notte?): nel senso, proprio (vorrei dire) del romanzo giallo - o perfino, a tratti, "nero" ("ghost story" allusa ed elusa, "Giro di vite" appenninica). Se è comunque possibile ipotizzare un "modello" segreto - veramente altro, trasgressivo - per "Casa d'altri", quale potrà mai essere se non (almeno in parte) questo? Nel senso - s'intende - di una tradizione, quella anglosassone, portata a sposare, da sempre, "plot" (giallo o nero, è quasi lo stesso ) a domanda religiosa o esistenziale (da James-Conrad a Greene, direi per D'Arzo): cioè capace, naturalmente, di vero mistero, di domande che nessuna spiegazione finale saprebbe mai esaurire (in quale "detective story" classica i conti tornano veramente?).
Il rilievo richiederebbe altre prove ? Mi basterebbe avere rinnovato un sospetto.
DOCUMENTI ITALIANI
Degani, 1952
Luti, 1952
Paul, 1953
Gigli, 1953
Falqui, 1953
Montale, 1954
Bevilacqua, 1959
Citati, 1961
Bruschi, 1961
Fornaciari, 1961
Bassani, 1971
Bertolucci, 1971
Klinkert, 1972
N.M , 1978
Bertolucci, 1978
Lagazzi, 1982
Luzi in Spadoni, 1989
P. Citati, 1995
Guatteri, 2001
Costanzi, 2001
Orlandini, 2001
Panzeri, 2002
Marchetti, 2002
Borgatti, 2002
Lucchetti, 2002
Briganti, 2002
Carnero, 2002
Siciliano 2004
Panzeri 2004
DOCUMENTI STRANIERI
Paul 1953
Citati 1954
Baragiola 1955
Klinkert 1972
Van Dooren 1981
Andries 1981
N.V. 1981
Nord 1982
Botsford 1994
P. Weekly 1995
Carnero 2000
TEATRO
A.L. Lenzi 1989
G.R. 16.3.1989 (1)
G.R. 16.3.1989 (2)
Affinati
Lagazzi