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Alberto Bevilacqua, 1959

In "La Fiera Letteraria", 21, giugno 1959

Un personaggio simbolico

Silvio D'Arzo (pseudonimo di Comparoni ) mori' nel 1952, consunto da un male la cui natura non era stata diagnosticata a tempo, all'ospedale di Reggio Emilia, con il solo conforto dell'assistenza materna. Nato nel 1920, lo scrittore non aveva che trentadue anni. Moriva in assoluta povertà, poco dopo aver portato a termine il lungo racconto che Montale defini' uno dei più belli del Novecento italiano: "Casa d'altri". D'Arzo non riusci' pero' a veder pubblicata l'opera che doveva poi circondare il suo nome con tanto credito letterario. I suoi tentivi in questo senso non ebbero risultato /e ben altre sei opere dello scrittore reggiano sono tuttora inedite. Tre romanzi : "L'uomo che camminava per le strade", "L'osteria", "Essi pensano. Tre libri per ragazzi: "Tobby in prigione", "Il pinguino senza frac", Penny Wirton e sua madre"). "Casa d'altri" veniva pubblicato, poco dopo la morte dello scrittore, sul numero X di "Botteghe Oscure" e appariva nel 1953, nella collana sansoniana di "Paragone" diretta da Anna Banti. Silvio D'Arzo aveva cominciato prestissimo a scrivere e pubblicare. "Maschere", uscito per i tipi di Carabba nel 1935, è infatti una raccolta di racconti scritti addirittuta all'età di dodici anni. La storia di questa pubblicazione ha un episodio da riportare. Ricevuto e lodato il manoscritto, l'editore Carabba, prima di iniziarne la stampa, diede incarico al suo ispettore di raggiungere Reggio Emilia, al fine di prendere i cessari contatti con l'autore. L'ispettore, recatosi dalla madre dello scrittore, e chiesto rispettosamente del "professor" Comparoni, dovette certo credere ad uno scherzo, allorchè la donna gli indico' un fanciullo che se ne stava timidamente seduto in un angolo della stanza, con i capelli biondi e ricciuti e il vestito alla marinara. Cosi' ricorda di averlo visto per la prima volta alla libreria Prandi anche l'avvocato Giannino Degani, che di tanta amorevole cura circonda ora la memoria dello scrittore scomparso.
Un altro episodio puo' essere citato per comprendere il carattere dello scrittore reggiano. Nel 1942 Vallecchi, che stava stampando "All'insegna del buon corsiero", prego' l'autore di inviare una sua immagine da accompagnare al volume. E D'Arzo mando' una fotografia ben strana, in cui appariva con tanto di parrucca e di baffi posticci. D'Arzo, pur impegnandosi con puntiglio nel suo lavoro di saggista e di narratore, era sempre alle prese con la sfiducia, con l'insoddisfazione di sè.
"Signore, sono disperato. Non riusciro' mai a scrivere qualcosa che valga. 6 ottobre 1948. Mezzanotte", scriveva in margine ad un foglio. Sono ripiegamenti ed esasperati pudori che derivano in gran parte da inibizioni e smarrimenti psicologici connessi ad una dolorosa vicenda familiare. Ma non bisogna credere che D'Arzo fosse schivo e tanto meno sdegnoso nei suoi rapporti umani. Era cordiale, al contrario, e almeno apparentemente allegro. Aveva amici carissimi - come il Negri, il Carnelli, Il Dasioli, oltre al Degani - che frequentava ogni sera. Stava con loro fino a notte alta. "Nella notte era splendido", ho sentito dire da coloro che lo frequentavano.
In questo numero della nostra rublica, noi pubblichiamo alcune pagine inedite di uno dei tre libri che D'Arzo scrisse per i ragazzi: "Penny Wirton e sua madre". La pubblicazione ci è stata resa possibile per gentile concessione dell'editore Vallecchi che, prossimamente stamperà l'opera omnia dello scrittore reggiano. Silvio D'Arzo si occupo' di letteratura per ragazzi non occasionalmente, perchè studio' e approfondi' questo genere anche con letture di autori stranieri: anglosassoni e slavi. "Penny Wirton" è la storia di non ragazzo che non ha conosciuto il padre ed è allevato dalla madre. Il padre è morto quando Penny era ancora bambino e la madre coltiva nel cuore del fanciullo il sentimento che il padre era stato un grande soldato.


ALBERTO BEVILACQUA

Bevilacqua, Alberto (Parma, 1934- ) scrittore italiano. Assai numerosi sono i suoi romanzi, fra i quali spicca quello dell'esordio, La Califfa (1964), da cui fu tratto un fortunato film (La Califfa, 1970, regia dell'autore, con Ugo Tognazzi e Romy Schneider). Fra gli altri romanzi sono Questa specie d'amore (1966),La festa parmigiana (1980), La grande Gio' (1986), Il curioso delle donne (1987). Anche negli ultimi libri, che escono al buon ritmo di circa uno all'anno, la tematica amorosa è centrale (Anima amante, 1996). Alle tradizionali collaborazioni giornalistiche ("Il Messaggero", "Il Resto del Carlino", "Corriere della Sera") si è aggiunta una notevole partecipazione a spettacoli televisivi.

"Bevilacqua, Alberto," Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 98. (c) 1993-1997 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

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