[ Vai al contenuto] | |

Lorenzo Gigli, 1953

in "Gazzetta del popolo" 25 luglio 1953

Presenze

Durante gli ultimi mesi della resistenza, o poco dopo, mi arrivò da Reggio Emilia il libretto d'uno sconosciuto, il quale si firmava Silvio D'Arzo, evidentemente nome d'arte. Il libretto mi interesso' per alcune sue efficaci evocazioni di atmosfere magiche, che potevano rammentare Hoffmann e qualche romantico tedesco. Si trattava d'un racconto, "Il Buon Corsiero", all'insegna d'una locanda lungo una strada maestra molto battuta dal traffico di un'epoca vaga e d'un paese imprecisato, collocabili probabilmente nel tardo settecento e nel dolce orizzonte veneto. Al "Buon Corsiero" accadevano cose molto strane, e tutte nel giro di una giornata o quasi . Dedicai al racconto un articolo, fui, credo, il primo (o l'unico?) a segnalarlo all'attenzione dei lettori di gusto. Più tardi il misterioso D'Arzo si fece vivo, mi mandò un paio di lettere senza rivelarmi il suo vero nome, affermo' di essere giovane e malato. Lo ritrovai qualche volta come saggista in riviste varie (rammento un suo studio molto bello su Conrad), seppi che si chiamava Ezio Comparoni e viveva con la mamma nella città emiliana, frequentando pochi amici. Nell'autunno del '52 la rivista romana "Botteghe Oscure" pubblico' un suo racconto postumo, "Casa d'altri". Silvio D'Arzo-Comparoni era morto nel gennaio di quel medesimo anno, poco più che trentenne.

[Torna all'inizio del contenuto] [Torna al menu di navigazione] [Home page]